2 pensieri su “Comunicato stampa di “Uiltrasporti” del 20 ottobre 2017

  • Finalmente il Sindacato Confederale di categoria si accorge che a “Huston c’è un problema”.
    Quello che è discutibile però è che a fronte dei problemi dati, e cioè quello di un settore dei Trasporti e della Corrieristica Nazionale ed Internazionale, organizzato dal punto di vista giuslavoristico, attraverso subappalti di manodopera a cooperative, spesso spurie, e imprese artigiane normalmente sfruttate e sottopagate dai Player del settore fatto da pochissime Imprese Nazionali, e da significative Imprese Internazionali, con la maggiorana delle quote di mercato oramai sotto il loro controllo; Imprese rappresentate da Fedit e Confetra, con le quali, il Sindacato Confederale di categoria è recentemente andato ad un confronto istituzionale con quattro sottosegretari senza il buon gusto di coinvolgere le Associazioni Cooperative ed Artigiane, con cui sono firmatarie di un contratto scaduto da oltre due anni.
    A seguito di questo incontro, i Sindacati Confederali, proclamano sciopero generale di be 2 giorni di cui non si coglie bene il senso, atteso che la stragrande maggioranza dei lavoratori operativi in questo settore, quelli effettivamente coinvolti nella movimentazione delle merci nei magazzini, del trasporto sulle tratte e delle consegne sull’ultimo miglio, sono organizzati in PMI cooperative o da Imprese artigiane che sono poi quelle che effettivamente realizzano il lavoro, quasi sempre sottopagato e sfruttato dalle imprese aderenti a Fedit e Confetra. Quando poi il vero motivo per cui non si riesce quasi mai ad applicare un contratto scaduto da due anni e che è spesso sopravanzato da accordi nazionali fatti con i Cobas nel 2016, che partendo dall’attuale CCNL scaduto hanno costretto l’anno scorso, Fedit e quattro Player nazionali loro associati ( SDA, BRT, TNT e GLS) a sottoscrive accordi di gran lunga migliorativi, sia dal punto di vista economico che normativo, del vigente contratto con CGIL CISL e UIL. Tale nostro riflessione ci sembra tanto più pertinente attese le motivazioni dichiarate dai sindacati confederali nei loro comunicati stampa che alleghiamo alle nostre considerazioni.

  • Il risultato era quello prevedibile: aumento del lavoro “povero”, bassi salari, segmentazione del mercato del lavoro con punte di sfruttamento intensivo come testimoniato dall’emergere di fenomeni di nuovo caporalato e alto tasso di disoccupazione, specie tra le generazioni più giovani.
    L’appurato fallimento del Jobs Act è sotto gli occhi di tutti, la costruzione di una ricetta alternativa deve ripartire dalla messa al bando dei presupposti che hanno ispirato le politiche del lavoro degli ultimi decenni, rovesciandone le fondamenta ideologiche e pratiche che l’hanno sostenuta finora.
    Non si è tenuto conto che nella logistica, il 90% delle imprese coinvolte sono “Cooperative di Produzione e Lavoro”, che hanno visto snaturarsi il loro essere impresa, la loro libertà organizzativa e imprenditoriale, la loro auto-organizzazione e auto-gestione, prevista e sancita nella carta costituzionale.
    Le Società Cooperative oggi, vengono “tirate” a forza in un labirinto, si tenta di far prendere loro il posto delle famose “scatole cinesi”, dove far vivere il lavoro nero, il riciclaggio, l’evasione fiscale e la criminalità.
    Oggi va riconosciuta dunque, alle Società Cooperative la capacità di creare posti di lavoro, di essere in grado di dare ai lavoratori e delle lavoratrici, rispetto e la libertà di essere “soci”, di fare impresa impresa, ripristinando una scala di valori che risponda ai bisogni vecchi e nuovi del mondo del lavoro. In questo quadro, la discussione dovrebbe incentrarsi e dovrebbe concentrarsi lo sforzo di tutti gli attori, a meno che… Si predica in un modo e si razzola in un altro!

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