bassetti

Il Papa in Iraq. Bassetti: «Solidarietà, dovere cristiano. L’indifferenza, un peccato»

A colloquio con il presidente della Cei: la Chiesa italiana ha l’Iraq nel cuore ed è accanto al Papa nel suo “storico” viaggio. «Mai voltarsi dall’altra parte quando il povero chiede aiuto». «La solidarietà è un dovere. Soprattutto in questo tempo così complesso segnato dalla pandemia». Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, prende spunto dalla[…]

7059219afe_73407169

Papa Francesco: non ho paura della morte e la immagino a Roma

L’intervista rilasciata da Francesco nel 2019 per un saggio di Nelson Castro è stata anticipata oggi dal quotidiano La Nación e tradotta da Vatican News. Non ho paura della morte e la immagino a Roma: è quanto afferma Papa Francesco in una intervista anticipata dal quotidiano argentino La Nación, tradotta anche da Vatican News. Va ricordato che[…]

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281

Papa Francesco in Iraq nel segno di Abramo, che sperò contro ogni speranza

Avvenire 02 marzo 2021 Una palma, il Tigri e l’Eufrate e una colomba a fianco del motto “Siete tutti fratelli” tratto dal Vangelo di Matteo: è il logo della prima volta di un Papa nella Terra dei due fiumi. Una palma, il Tigri e l’Eufrate e una colomba a fianco del motto “Siete tutti fratelli” tratto[…]

download (1)

Le parole di 3 grandi Papi della Chiesa: sulla speranza, giustizia, Fede, Fiducia.

Il discorso della luna è uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni XXIII. San Giovanni Paolo II: “Le richieste di una giusta ripartizione delle ricchezze si scontrano con le resistenze della prepotenza e dell’egoismo”.   Papa Benedetto XVI: Per “educare alla speranza”, come ci proponiamo…

l’Angelus del 3 gennaio di Papa Francesco: Dio ci ama nelle nostre fragilità, apriamogli la porta di casa

E’ un messaggio di amore infinito verso l’umanità quello che emerge dal Vangelo di questa domenica: Dio si è fatto carne ed è venuto tra noi. Papa Francesco sottolinea, all’Angelus, la scelta di Dio di condividere in tutto la nostra umanità e invita ciascuno ad aprire il cuore a Lui per confidargli, senza timore, “gioie[…]

090724062-59b46d7c-8049-4151-9b7c-d07c7a194033

Lettera Apostolica “Patris Corde” del Santo Padre Francesco in occasione del 150.mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa Universale, 08.12.2020

Lettera Apostolica “Patris Corde” del Santo Padre Francesco in occasione del 150.mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa Universale, 08.12.2020   Testo in lingua italiana Traduzione in lingua latina Traduzione in lingua francese Traduzione in lingua inglese Traduzione in lingua tedesca Traduzione in lingua spagnola Traduzione in lingua portoghese Traduzione in lingua polacca Traduzione in lingua araba   Testo in lingua italiana LETTERA APOSTOLICA PATRIS CORDE DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DI SAN GIUSEPPE QUALE PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE CON CUORE DI PADRE: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli «il figlio di Giuseppe».[1] I due Evangelisti che hanno posto in rilievo la sua figura, Matteo e Luca, raccontano poco, ma a sufficienza per far capire che tipo di padre egli fosse e la missione affidatagli dalla Provvidenza. Sappiamo che egli era un umile falegname (cfr Mt 13,55), promesso sposo di Maria (cfr Mt 1,18; Lc 1,27); un «uomo giusto» (Mt 1,19), sempre pronto a eseguire la volontà di Dio manifestata nella sua Legge (cfr Lc 2,22.27.39) e mediante ben quattro sogni (cfr Mt 1,20; 2,13.19.22). Dopo un lungo e faticoso viaggio da Nazaret a Betlemme, vide nascere il Messia in una stalla, perché altrove «non c’era posto per loro» (Lc 2,7). Fu testimone dell’adorazione dei pastori (cfr Lc 2,8-20) e dei Magi (cfr Mt 2,1-12), che rappresentavano rispettivamente il popolo d’Israele e i popoli pagani. Ebbe il coraggio di assumere la paternità legale di Gesù, a cui impose il nome rivelato dall’Angelo: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Come è noto, dare un nome a una persona o a una cosa presso i popoli antichi significava conseguirne l’appartenenza, come fece Adamo nel racconto della Genesi (cfr 2,19-20). Nel Tempio, quaranta giorni dopo la nascita, insieme alla madre Giuseppe offrì il Bambino al Signore e ascoltò sorpreso la profezia che Simeone fece nei confronti di Gesù e di Maria (cfr Lc 2,22-35). Per difendere Gesù da Erode, soggiornò da straniero in Egitto (cfr Mt 2,13-18). Ritornato in patria, visse nel nascondimento del piccolo e sconosciuto villaggio di Nazaret in Galilea – da dove, si diceva, “non sorge nessun profeta” e “non può mai venire qualcosa di buono” (cfr Gv 7,52; 1,46) –, lontano da Betlemme, sua città natale, e da Gerusalemme, dove sorgeva il Tempio. Quando, proprio durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, smarrirono Gesù dodicenne, lui e Maria lo cercarono angosciati e lo ritrovarono nel Tempio mentre discuteva con i dottori della Legge (cfr Lc 2,41-50). Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo. I miei Predecessori hanno approfondito il messaggio racchiuso nei pochi dati tramandati dai Vangeli per evidenziare maggiormente il suo ruolo centrale nella storia della salvezza: il Beato Pio IX lo ha dichiarato «Patrono della Chiesa Cattolica»,[2] il Venerabile Pio XII lo ha presentato quale “Patrono dei lavoratori”[3] e San Giovanni Paolo II come «Custode del Redentore».[4] Il popolo lo invoca come «patrono della buona morte».[5] Pertanto, al compiersi di 150 anni dalla sua dichiarazione quale Patrono della Chiesa Cattolica fatta dal Beato Pio IX, l’8 dicembre 1870, vorrei – come dice Gesù – che “la bocca esprimesse ciò che nel cuore sovrabbonda” (cfr Mt 12,34), per condividere con voi alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi. Tale desiderio è cresciuto durante questi mesi di pandemia, in cui possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. […] Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti».[6] Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine. 1. Padre amato La grandezza di San Giuseppe consiste nel fatto che egli fu lo sposo di Maria e il padre di Gesù. In quanto tale, «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico», come afferma San Giovanni Crisostomo.[7] San Paolo VI osserva che la sua paternità si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; nell’aver usato dell’autorità legale, che a lui spettava sulla sacra Famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; nell’aver convertito la sua umana vocazione all’amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e di ogni capacità, nell’amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa».[8] Per questo suo ruolo nella storia della salvezza, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano, come dimostra il fatto che in tutto il mondo gli sono state dedicate numerose chiese; che molti Istituti religiosi, Confraternite e gruppi ecclesiali sono ispirati alla sua spiritualità e ne portano il nome; e che in suo onore si svolgono da secoli varie rappresentazioni sacre. Tanti Santi e Sante furono suoi appassionati devoti, tra i quali Teresa d’Avila, che lo adottò come avvocato e intercessore, raccomandandosi molto a lui e ricevendo tutte le grazie che gli chiedeva; incoraggiata dalla propria esperienza, la Santa persuadeva gli altri ad essergli devoti.[9] In ogni manuale di preghiere si trova qualche orazione a San Giuseppe. Particolari invocazioni gli vengono rivolte tutti i mercoledì e specialmente durante l’intero mese di marzo, tradizionalmente a lui dedicato.[10] La fiducia del popolo in San Giuseppe è riassunta nell’espressione “Ite ad Ioseph”, che fa riferimento al tempo di carestia in Egitto quando la gente chiedeva il pane al faraone ed egli rispondeva: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Gen 41,55). Si trattava di Giuseppe figlio di Giacobbe, che fu venduto per invidia dai fratelli (cfr Gen 37,11-28) e che – stando alla narrazione biblica – successivamente divenne vice-re dell’Egitto (cfr Gen 41,41-44). Come discendente di Davide (cfr Mt 1,16.20), dalla cui radice doveva germogliare Gesù secondo la promessa fatta a Davide dal profeta Natan (cfr 2 Sam 7), e come sposo di Maria di Nazaret, San Giuseppe è la cerniera che unisce l’Antico e il Nuovo Testamento. 2. Padre nella tenerezza Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Come il Signore fece con Israele, così egli “gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare” (cfr Os 11,3-4). Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 103,13). Giuseppe avrà sentito certamente riecheggiare nella sinagoga, durante la preghiera dei Salmi, che il Dio d’Israele è un Dio di tenerezza,[11] che è buono verso tutti e «la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 145,9). La storia della salvezza si compie «nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18) attraverso le nostre debolezze. Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza. È questo che fa dire a San Paolo: «Affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”» (2 Cor 12,7-9). Se questa è la prospettiva dell’economia della salvezza, dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza.[12] Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24). Anche attraverso l’angustia di Giuseppe passa la volontà di Dio, la sua storia, il suo progetto. Giuseppe ci insegna così che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza. E ci insegna che, in mezzo alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca. A volte noi vorremmo controllare tutto, ma Lui ha sempre uno sguardo più grande. 3. Padre nell’obbedienza Analogamente a ciò che Dio ha fatto con Maria, quando le ha manifestato il suo piano di salvezza, così anche a Giuseppe ha rivelato i suoi disegni; e lo ha fatto tramite i sogni, che nella Bibbia, come presso tutti i popoli antichi, venivano considerati come uno dei mezzi con i quali Dio manifesta la sua volontà.[13] Giuseppe è fortemente angustiato davanti all’incomprensibile gravidanza di Maria: non vuole «accusarla pubblicamente»,[14] ma decide di «ripudiarla in segreto» (Mt 1,19). Nel primo sogno l’angelo lo aiuta a risolvere il suo grave dilemma: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21). La sua risposta fu immediata: «Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo» (Mt 1,24). Con l’obbedienza egli superò il suo dramma e salvò Maria.[…]

b2Rh79xV

Decreto per concedere il dono di speciali Indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe, indetto da Papa Francesco per celebrare il 150.mo anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale, 08.12.2020

Bollettino Sala Stampa Vaticana 08-12-2020 D E C R E T U M Specialium donum Indulgentiarum conceditur occasione Iubilaris Anni in honorem Sancti Ioseph a  Summo Pontifice Francisco indicti, ut digne celebretur CL anniversarius dies, ex quo sanctus Ioseph Catholicae Ecclesiae Patronus declaratus est. Commemorantur hodie CL anni completi, postquam per Decretum “Quemadmodum Deus” Beatus Pius Pp. IX, gravi ac luctuosa temporum asperitate commotus Ecclesiae ab hostibus insectatae, Sanctum Ioseph Catholicae Ecclesiae Patronum declaravit. Ad perpetuandum universae fiduciam Ecclesiae in singulari Custodis Iesu Infantis patrocinio, Summus Pontifex Franciscus statuit a die hodierno usque ad diem VIII Decembris MMXXI, in ipso praefati Decreti anniversario necnon die Beatae Mariae Virgini Immaculatae ac castissimi Ioseph Sponsae dicato, specialem Sancti Ioseph celebrare Annum, quo omnes christifideles eiusdem exemplo roborent cotidie fidei conversationem suam, voluntatem Dei plene adimplentes. Omnes autem christifideles, auxilio Sancti Ioseph, Sanctae Familiae de Nazareth Custodis, orationibus et bonis operibus obtinere satagent solacium et levamen a gravibus humanis afflictionibus, quibus nostra aetas laborant. Devotio erga Redemptoris Custodem aucta copiose est in historia Ecclesiae, quae non solum eximium tribuit ei cultum, inferiorem quam cultum erga Dei Genetricem et eius Sponsam tantum, sed etiam complura adsignavit ei patrocinia. Ecclesiae Magisterium vetera et nova fastigia in Sancto Ioseph tamquam in thesauro libenter invenire perseverat, ut paterfamilias «qui profert de thesauro suo nova et vetera» (Mt 13,52). Huic valde desiderato fini consequendo apprime iuvabit donum Sacrarum Indulgentiarum, quod Paenitentiaria Apostolica, per praesens Decretum iuxta Summi Pontificis Francisci mentem editum, totum per Sancti Ioseph Annum benigne dilargitur. Plenaria conceditur Indulgentia suetis sub condicionibus (nempe sacramentali confessione, communione eucharistica et oratione ad mentem Summi Pontificis) christifidelibus, qui, animo quidem ab omni peccato recesso, Anno Sancti Ioseph interfuerint in circumstantiis et modis ab hac Paenitentiaria Apostolica determinatis. a.- Sanctus Ioseph, verus vir Fidei, nos hortatur, ut rursus inveniamus filialem cum Patre necessitudinem, renovemus nostram fidelitatem orationi, nos ponemus ad auscultandum et respondeamus cum profundo discrimine voluntati Dei. Igitur plenaria conceditur Indulgentia omnibus, qui per dimidiam saltem horam Orationem Dominicam meditaverint vel unum per saltem diem spiritali interfuerint secessui, qui includat mediationem de Sancto Ioseph. b.- In Evangelio titulus «viri iusti» (Mt 1,19) Sancto Ioseph tribuitur: qui, custos «intimi arcani, quod est in cordis et animae imo»[1], Dei scilicet mysterii particeps et proinde eximius fori interni patronus, nos impellet, ut silentii, prudentiae et probitatis vim in nostra officia adimplenda retegamus. Iustitiae virtus praeclaro modo a Ioseph exercita, plena est adhaesio legi divinae, legi quidem Misericordiae, «quia Misericordiae Dei est veram complere iustitiam» [2]. Quapropter qui, secundum Sancti Ioseph exemplum, Misericordiae operam adimpleverint sive corporalem sive spiritalem, consequi itempoterunt plenariae donum Indulgentiae. c.- Praecipua nota Ioseph vocationis fuit Sanctae Familiae de Nazareth custos, Beatae Virginis Mariae sponsus et Iesu legalis pater esse. Ut omnes christianae familae urgeantur ad recreandum intimae communionis, amoris et orationis exemplum, quod apud Sanctam Familiam plene adfuit, plenaria conceditur Indulgentia pro fidelibus, qui Sacratissimum Rosarium in familiis et inter desponsos recitaverint. d.- Dei Servus Pius Pp. XII, die I Maii MCMLV, Sancti Ioseph Opificis instituit festum, «eo intento fine ut ab omnibus hominibus laboris perspiciatur dignitas utque ab eadem socialis inspirentur vita et eaedem leges, secundum aequam iurium et officiorum largitionem constitutae»[3]. Itaque, plenariam consequi valebit Indulgentiam quicumque cotidie sub Sancti Ioseph praesidio suam commiserit navitatem et quisvis fidelis, qui Nazareni Opificis intercessionem ita invocaverit, ut quisquis sibi quaesierit opus invenire possit et omnium labor dignior sit. e.- Sancta Familia in Aegyptum fugiens «nos docet ibi adesse Deum ubi homines in periculo versantur, ubi patiuntur, quo evadunt, ubi reppellentur et derelinquentur»[4]. Ita plenaria conceditur Indulgentia fidelibus qui Sancti Ioseph recitaverint Litaniae (pro Latina traditione), seu ad Sanctum Ioseph Akathistos hymnum, integrum vel saltem in congrua parte (pro Byzantina traditione), aliamve ad Sanctum Ioseph orationem, ex ceteris liturgicis traditionibus peculiarem, pro Ecclesia ad intra et ad extra persecuta et ad sublevandos christianos omnes, qui omne genus persecutionis patiuntur. Sancta Teresia a Iesu patronum agnovit Sanctum Ioseph in omnibus vitae adiunctis: «Aliis Sanctis gratiam Deus dedisse videtur ut in hac aut alia necessitate nobis auxilium dare, cum mens mea experta est gloriosum Sanctum Ioseph extendere patrocinium in omnibus necessitatibus»[5]. Recentioribus temporibus, Sanctus Ioannes Paulus Pp. II iterum repetiit exemplum Sancti Ioseph consequi «renovatam actualitatem pro Ecclesia diebus nostris, quod attinet ad novum christianum millennium»[6]. Rursus ad affirmandum universale Sancti Ioseph patrocinium in Ecclesia, praeter praedictas circumstantias, haec Paenitentiaria Apostolica plenariam largitur Indulgentiam christifidelibus, qui aliquam recitaverint orationem legitime adprobatam seu pietatis actum in honorem Sancti Ioseph, ex. gr. «Ad te, beate Ioseph», prasertim recurrentibus diebus XIX Martii et I Maii, die festo Sanctae Familiae Iesu, Mariae et Ioseph, die Dominica Sancti Ioseph (pro Byzantina traditione), die XIX cuiusvis mensis ac singula feria IV, de more memoriae Sancti dicata pro ritu latino. In hodierno publicae salutis discrimine, plenariae Indulgentiae donum maxime effunditur senibus, infirmis, agonizantibus atque omnibus, qui legitimis ex causis exire nequeunt, si, concepta detestatione cuiuscumque peccati et intentione praestandi, ubi primum licuerit, tres consuetas condiciones, domi suae aliove in loco, quo impedimentum eos detinet, pias effuderint preces in honorem Sancti Ioseph, solacii infirmorum ac Bonae Mortis Patroni, suis doloribus vel incommodis propriae vitae misericordi Deo fiducialiter oblatis. Quo igitur accessus ad divinam veniam per Ecclesiae claves consequendam facilior pro pastorali caritate evadat, haec Paenitentiaria enixe rogat, ut omnes sacerdotes opportunis facultatibus ad confessiones excipiendas praediti, prompto et generoso animo celebrationi sacramenti Paenitentiae sese praebeant et Sanctam Communionem infirmis saepe ministrent. Praesenti totum per Annum Sancti Ioseph valituro. Contrariis quibuslibet non obstantibus. Datum Romae, ex aedibus Paenitentiariae Apostolicae, die VIII Decembris MMXX. Maurus Card. Piacenza Paenitentiarius Maior Christophorus Nykiel Regens Traduzione in lingua Italiana Si concede il dono di speciali Indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe, indetto da Papa Francesco per celebrare il 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale. Oggi ricorrono i 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale il Beato Pio IX, mosso dalle gravi e luttuose circostanze in cui versava una Chiesa insidiata dall’ostilità degli uomini, dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. Al fine di perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, Papa Francesco ha stabilito che, dalla data odierna, anniversario del Decreto di proclamazione nonché giorno sacro alla Beata Vergine Immacolata e Sposa del castissimo Giuseppe, fino all’8 dicembre 2021, sia celebrato uno speciale Anno di San Giuseppe, nel quale ogni fedele sul suo esempio possa rafforzare quotidianamente la propria vita di fede nel pieno compimento della volontà di Dio. Tutti i fedeli avranno così la possibilità di impegnarsi, con preghiere e buone opere, per ottenere con l’aiuto di San Giuseppe, capo della celeste Famiglia di Nazareth, conforto e sollievo dalle gravi tribolazioni umane e sociali che oggi attanagliano il mondo contemporaneo. La devozione al Custode del Redentore si è sviluppata ampiamente nel corso della storia della Chiesa, che non solo gli attribuisce un culto tra i più alti dopo quello per la Madre di Dio sua Sposa, ma gli ha anche conferito molteplici patrocini. Il Magistero della Chiesa continua a scoprire antiche e nuove grandezze in questo tesoro che è San Giuseppe, come il padrone di casa del Vangelo di Matteo “che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52). Al perfetto conseguimento del fine preposto gioverà molto il dono delle Indulgenze che la Penitenzieria Apostolica, attraverso il presente Decreto emesso in conformità al volere di Papa Francesco, benignamente elargisce durante l’Anno di San Giuseppe. Si concede l’Indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) ai fedeli che, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, parteciperanno all’Anno di San Giuseppe nelle occasioni e con le modalità indicate da questa Penitenzieria Apostolica. -a. San Giuseppe, autentico uomo di fede, ci invita a riscoprire il rapporto filiale col Padre, a rinnovare la fedeltà alla preghiera, a porsi in ascolto e corrispondere con profondo discernimento alla volontà di Dio. Si concede l’Indulgenza plenaria a quanti mediteranno per almeno 30 minuti la preghiera del Padre Nostro, oppure prenderanno parte a un Ritiro Spirituale di almeno una giornata che preveda una meditazione su San Giuseppe. -b. Il Vangelo attribuisce a San Giuseppe l’appellativo di “uomo giusto” (cf. Mt 1,19): egli, custode del “segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all’animo”[1], depositario del mistero di Dio e pertanto patrono ideale del foro interno, ci sprona a riscoprire il valore del silenzio, della prudenza e della lealtà nel compiere i propri doveri. La virtù della giustizia praticata in maniera esemplare da Giuseppe è piena adesione alla legge divina, che è legge di misericordia, “perché è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia”[2]. Pertanto coloro i quali, sull’esempio di San Giuseppe, compiranno un’opera di misericordia corporale o spirituale, potranno ugualmente conseguire il dono dell’Indulgenza plenaria. -c. L’aspetto principale della vocazione di Giuseppe fu quello di essere custode della Santa Famiglia di Nazareth, sposo della Beata Vergine Maria e padre legale di Gesù. Affinché tutte le famiglie cristiane siano stimolate a ricreare lo stesso clima di intima comunione, di amore e di preghiera che si viveva nella Santa Famiglia, si concede l’Indulgenza plenaria per la recita del Santo Rosario nelle famiglie e tra fidanzati. -d. Il Servo di Dio Pio XII, il 1° maggio 1955 istituiva la festa di San Giuseppe Artigiano, “con l’intento che da tutti si riconosca la dignità del lavoro, e che questa ispiri la vita sociale e le leggi, fondate sull’equa ripartizione dei diritti e dei doveri”[3]. Potrà pertanto conseguire l’Indulgenza plenaria chiunque affiderà quotidianamente la propria attività alla protezione di San Giuseppe e ogni fedele che invocherà con preghiere l’intercessione dell’Artigiano di Nazareth, affinché chi è in cerca di lavoro possa trovare un’occupazione e il lavoro di tutti sia più dignitoso. -e. La fuga della Santa Famiglia in Egitto “ci mostra che Dio è là dove l’uomo è in pericolo, là dove l’uomo soffre, là dove scappa, dove sperimenta il rifiuto e l’abbandono”[4]. Si concede l’Indulgenza plenaria ai fedeli che reciteranno le Litanie a San Giuseppe (per la tradizione latina), oppure l’Akathistos a San Giuseppe, per intero o almeno qualche sua parte (per la tradizione bizantina), oppure qualche altra preghiera a San Giuseppe, propria alle altre tradizioni liturgiche, a favore della Chiesa perseguitata ad intra e ad extra e per il sollievo di tutti i cristiani che patiscono ogni forma di persecuzione. Santa Teresa d’Ávila riconobbe in San Giuseppe il protettore per tutte le circostanze della vita: “Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte”[5]. Più recentemente, San Giovanni Paolo II ha ribadito che la figura di San Giuseppe acquista “una rinnovata attualità per la Chiesa del nostro tempo, in relazione al nuovo millennio cristiano”[6]. Per riaffermare l’universalità del patrocinio di San Giuseppe sulla Chiesa, in aggiunta alle summenzionate occasioni la Penitenzieria Apostolica concede l’Indulgenza plenaria ai fedeli che reciteranno qualsivoglia orazione legittimamente approvata o atto di pietà in onore di San Giuseppe, per esempio “A te, o Beato Giuseppe”, specialmente nelle ricorrenze del 19 marzo e del 1° maggio, nella Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, nella Domenica di San Giuseppe (secondo la tradizione bizantina), il 19 di ogni mese e ogni mercoledì, giorno dedicato alla memoria del Santo secondo la tradizione latina. Nell’attuale contesto di emergenza sanitaria, il dono dell’Indulgenza plenaria è particolarmente esteso agli anziani, ai malati, agli agonizzanti e a tutti quelli che per legittimi motivi siano impossibilitati ad uscire di casa, i quali con l’animo distaccato da qualsiasi peccato e con l’intenzione di adempiere, non appena possibile, le tre solite condizioni, nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, reciteranno un atto di pietà in onore di San Giuseppe, conforto dei malati e Patrono della buona morte, offrendo con fiducia a Dio i dolori e i disagi della propria vita. Affinché il conseguimento della grazia divina attraverso il potere delle Chiavi sia pastoralmente facilitato, questa Penitenzieria prega vivamente che tutti i sacerdoti provvisti delle opportune facoltà, si offrano con animo disponibile e generoso alla celebrazione del sacramento della Penitenza e amministrino spesso la Santa Comunione agli infermi. Il presente Decreto è valido per l’Anno di San Giuseppe, nonostante qualunque disposizione contraria. Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, l’8 dicembre 2020.

121143701-13edac2d-d978-4fcf-af96-1fe9f9eddf6f

Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità, 03.12.2020

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco invia in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorre oggi, martedì 3 dicembre, e che quest’anno ha per tema: Ricostruire meglio: verso un mondo post Covid-19 inclusivo della disabilità, accessibile e sostenibile: Messaggio del Santo Padre Cari fratelli e sorelle! La celebrazione della[…]

foto 10

IL NOSTRO NATALE AL CDU, LA NOSTRA “CONNESSIONE CON DIO”

Roma, Ancona, Perugia, collegati virtualmente il 15 dicembre,  per un evento a cui non abbiamo voluto rinunciare anche in piena pandemia da Covid-19. Non abbiamo bisogno di commentare, lasciamo parlare le immagini.                                                    

download (1)

“Non abbiate paura mai”, l`eredità di san Giovanni Paolo II presente al Papa

La speranza, ha detto Papa Francesco durante l’Angelus, scandisce questo tempo dell’anno liturgico che prepara al Natale Il Tempo 01 dicembre 2020 – [Tommaso Ciccotti] “Non abbiate paura mai, l’eredità di san Giovanni Paolo II presente al Papa Ù La speranza, ha detto Papa Francesco durante l’Angelus, scandisce questo tempo dell’anno liturgico che prepara al[…]