
Turrita d’argento al pittore per il suo impegno civile
Leonardo Becchetti
Percorrendo il primo ed ultimo miglio scopriamo il primo ed ultimo metro della distribuzione di Città.
Ieri i giudici hanno messo sotto controllo giudiziario Glovo, contestando paghe troppo basse e forme di sfruttamento dei Raider.
Non è solo una vicenda giudiziaria: è l’ennesimo segnale di un modello che scarica sistematicamente rischi e costi sui lavoratori.
Ancora una volta, una piattaforma di consegne finisce sotto accusa per paghe troppo basse e condizioni di lavoro che ricordano più un’economia di sfruttamento che un’innovazione.
Eppure, proprio la logistica “last mail” (food delivery, consegne urbane, pacchi a domicilio) dovrebbe essere il terreno più facile su cui costruire tutele solide.
Perché?
Perché a differenza di molti settori manifatturieri, questo lavoro non è delocalizzabile.
La consegna deve avvenire qui e ora, vicino al cliente, in tempo reale.
Non esiste una minaccia credibile del tipo: “se alzate i salari spostiamo la produzione in un paese a basso costo del lavoro”.
E allora perché, nonostante questa enorme differenza, proprio qui si sono formati i nuovi proletari del nostro tempo?
Il vero vantaggio competitivo delle piattaforme, infatti, non è la delocalizzazione:
è la traslazione del rischio.
E a questo si aggiunge la gestione algoritmica: punteggi, turni, assegnazioni delle consegne e perfino l’accesso al lavoro dipendono da meccanismi opachi difficili da contestare individualmente.
La cosa interessante è che altrove si è intervenuti in modo molto più netto.
-Spagna: con la Raiders’ Lavv ha introdotto una presunzione di subordinazione per i raider.
-Paesi Bassi: la giurisprudenza ha riconosciuto in casi chiave che i raider operavano di fatto come dipendenti.
-Regno Unito: la categoria di “Worker” ha garantito dei ritmi minimi (ferie pagate e salario minimo) anche senza pieno status da dipendente.
-New York city: ha fissato un minimo retributivo per i delivery workes delle app.
-Unione Europea: la nuova direttiva sul lavoro tramite piattaforme va nella stessa direzion resunzione del rapporto di lavoro (secondo criteri nazionali) e più trasparenza e tutela rispetto alla gestione algoritmica.
Insomma: se non riusciamo a garantire tutele di base in un settore che non può delocalizzare il problema non è economico. E’ politico, etico e regolatorio.
La logistica Last Mile è il banco di prova ideale di un nuovo patto tra innovazione, sostenibilità e diritti.
La cosa non riguarda solo i raider: riguarda la qualità della convivenza urbana, la dignità del lavoro e il futuro della regolazione nel capitalismo delle piattaforme.
Seminario Accademia Inclusiva Sostenibile Roma 20/3/2026
Il Comune di Bologna ha conferito la Turrita d’Argento a Carlo Soricelli, pittore e attivista sindacale, che da anni ha ideato e porta avanti un osservatorio per registrare le morti sul lavoro.
“Carlo Soricelli è una persona che nella sua vita si è distinta per avere lottato per le tante famiglie che hanno avuto i propri cari morti sui luoghi di lavoro. Ha creato e mantiene un osservatorio speciale, che è quello delle morti sul lavoro, a livello nazionale. Ha un conto davvero preciso, quasi più dell’Inail e di altri enti”, dice il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che ha conferito l’onorificenza cittadina a Soricelli con una cerimonia nella sala rossa del Comune. “Grazie a questi numeri tante associazioni di familiari hanno potuto dare battaglia e chiedere verità e giustizia e indagini e anche ricordare i loro cari – aggiunge Lepore – È un artista, una persona che ha fatto dell’arte e del suo impegno sindacale un motivo di orgoglio per la nostra città e per questo lo ringraziamo con questa Turrita d’Argento”.
L’artista, emozionato per il riconoscimento, spiega che l’idea dell’osservatorio è nata “nel 2007. Non trovavo alcuna notizia recente sul numero di morti sul lavoro, mi sono fatto aiutare dai mei figli e ho creato una tabella Excel nella quale ho iniziato a registrare tutti i morti sul lavoro. È un lavoro importantissimo, che un domani donerò volentieri a chi vorrà lavorare su queste problematiche”. “Inail non fa nessun monitoraggio delle morti sul lavoro, raccoglie semplicemente le denunce dei propri assicurati – denuncia – Il 30% dei lavoratori, pari a oltre 4 milioni, non sono assicurati ad Inail, poi ci sono i lavoratori in nero e gli agricoltori schiacciati dal trattore. Quest’anno sono già 10, nel 2024 sono stati 142 e oltre 3mila da quando ho aperto l’osservatorio. Sono stragi che passano nell’indifferenza perché nessuno conta questi decessi”.
