Vai al contenuto principale

Chi è Mario Draghi: l”™incredibile curriculum del premier

Tifoso romanista; sposato con Maria Serenella Cappello, discendente di Bianca Cappello, moglie di Francesco de”™ Medici nel XVI secolo; due figli: uno di questi, Giacomo, laureato alla Bocconi con Francesco Giavazzi e, in seguito, trader in Morgan Stanley.

Il suo carattere viene descritto come freddo e determinato: pare, infatti, che nel lontano 1971l”™allora giovane e sconosciuto Draghi abbia aspettato a lungo fuori dalla porta dell”™Ufficio del Governatore della Banca d”™Italia Guido Carli per poter incontrare il suo ospite, il futuro Premio Nobel per l”™economia Franco Modigliani, al quale intendeva chiedergli di poter essere ammesso al corso di dottorato del Massachussets Institute of Technology.

Modigliani gli comunicò che le iscrizioni per quell”™anno erano chiuse e che non poteva accedere nemmeno ad un ipotetico finanziamento. Una legge dell”™epoca, infatti, impediva agli studenti italiani di utilizzare all”™estero i fondi previsti per le borse di studio. Il docente del MIT fu laconico: “Se non cambia questa legge, non hai speranza”.
Ma la legge cambia di lì a breve e Draghi può così coronare il sogno di raggiungere Modigliani a Boston.

Da studente, Draghi frequenta la scuola romana dei gesuiti ed ha come compagni di classe Luca Cordero di Montezemolo e il presentatore televisivo Giancarlo Magalli. Secondo i racconti dei compagni di istituto, eccelle soprattutto in latino e matematica.

Il suo mentore negli anni dell”™università  è l”™economista Federico Caffé, al quale promette di non assumere mai incarichi diversi da quello della docenza universitaria.
La sua carriera universitaria è rapida e brillante: dopo il titolo di dottore di ricerca conseguito al MIT nel 1976 sotto la supervisione del già  menzionato Modigliani e dell”™illustre economista Robert Solow, Draghi insegna dal 1975 al 1978 presso le università  di Trento, Padova e Venezia. Giunge infine, a Firenze dove per un decennio ““ a partire dal 1981 ““ ricopre l”™incarico di Professore ordinario di Economia e Politica Monetaria.

Quasi subito si sottrae alla promessa fatta a Caffè: nel 1983 diventa Consigliere del Ministro del Tesoro del Governo Craxi, Giovanni Goria e ““ a seguito di questa esperienza ““ a soli 37 anni assume il ruolo di Direttore Esecutivo della Banca Mondiale a Washington; incarico che manterrà  per sei anni, dal 1984 al 1990.

Diventa, inoltre, Presidente del Comitato Economico e Finanziario dell”™Unione europea ed entra a far parte del consiglio d”™amministrazione di molte banche e aziende pubbliche.

Nel 1991 viene nominato Direttore generale del Ministero del Tesoro, dove resta in carica fino al 2001.   Da Presidente del Comitato Privatizzazioni (1993-2001) si fa promotore di una enorme campagna di privatizzazione di tutte le più importanti aziende statali italiane (Telecom, Enel, Eni, Iri; ecc.).
Nel 2008, il Presidente della Repubblica Emerito Francesco Cossiga, in diretta televisiva su Raiuno, definisce Draghi un “vile affarista”, accusandolo di aver svenduto l”™intera industria pubblica italiana.

Nel 2001, quando Draghi lascia il Ministero del Tesoro, il 70 per cento del debito è a tasso fisso (pertanto meno “pericoloso”) e a medio-lungo termine. Il declino dei Bot italiani spinge, dunque, tanti risparmiatori a spostarsi nella direzione di azioni, obbligazioni e bond. Per questo motivo, i non pochi detrattori imputano a Draghi i danni subiti dagli investitori a seguito dei fallimenti di Cirio e Parmalat.

Dal 2002 al 2005 è vicepresidente e membro del Management Committee Worldwide di Goldman Sachs, dove guadagna 10 milioni di euro l”™anno.

Arriva in Via Nazionale nel 2006: da Governatore della Banca d”™Italia chiede e ottiene che il suo compenso annuo venga allineato a quello degli altri governatori europei: 350 mila euro (poi saliti a 450 mila) a fronte dei 622.347 percepiti dal predecessore Antonio Fazio. Poco importa che il francese Noyer non arrivasse ai 142 mila e il tedesco Weber ne guadagnasse appena (si fa per dire) 101 mila.
Negli anni in cui è Governatore, Draghi appronta un piano di riassetto interno della Banca d”™Italia che prevede la chiusura di molte filiali e la smobilitazione del personale, ma soprattutto rende possibili storiche fusioni bancarie (Unicredit con Capitalia; Intesa con SanPaolo Imi; Banca Popolare di Verona e Novara con il gruppo Popolare di Lodi; Banche Popolari Unite con Banca Lombarda).

Nel 2007, nel ruolo di Presidente del Financial Stability Forum, Draghi stila un rapporto sulle turbolenze che hanno investito i mercati mondiali a seguito della crisi dei mutui subprime statunitensi e ne indica i possibili rimedi: 65 raccomandazioni inviate alla banche e alle autorità  di controllo che vanno da nuove regole di trasparenza a iniezioni di liquidità ; fino a svariate policy tese a rafforzare il sistema ed evitare che episodi simili possano ripetersi in futuro.
Secondo Giulio Tremonti le raccomandazioni di Draghi sono “un”™aspirina, per una malattia molto grave”. Da quel momento in poi gli attriti tra i due sono frequenti e non di rado sfociano in un”™aperta polemica, come nel caso delle forti critiche espresse da Draghi sulla manovra economica varata dal Governo Berlusconi nel 2008.

Il vertice di Bruxelles del 16 maggio 2011 trova l”™accordo fra i ministri della zona euro sulla candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea. Il suo posto vacante alla Banca d”™Italia viene occupato da Ignazio Visco, a partire dal 20 ottobre dello stesso anno.
Draghi chiede subito ai Paesi dell”™UE di recuperare la propria affidabilità , dichiarando che serve un segnale forte per i mercati e ““ se necessario ““ anche una revisione dei trattati in funzione di una politica di bilancio omogenea.
Il 31 dicembre 2012 è nominato “uomo dell”™anno”dai quotidiani Times e Financial Times per aver saputo gestire la crisi del debito sovrano europeo ed essere stato in grado di evitare il “rischio contagio”Â in Paesi in sofferenza come la Spagna e l”™Italia.
Ma non mancano le critiche sul suo operato, soprattutto dalla Germania: le politiche di Draghi non piacciono al Parlamento tedesco e alla Bundesbank, ma il Presidente della BCE si affretta a precisare che la fiducia nell”™Euro a livello mondiale è in netta crescita proprio grazie al programma di acquisto di bond sovrani dei paesi in difficoltà , strategia che ha permesso a Spagna e Italia di uscire dalle enormi difficoltà  in cui versavano; ribadendo, inoltre, che l”™aver riportato i soldi dei fondi di investimento sovrani e privati verso l”™Europa rappresenta un punto fondamentale in previsione di una riabilitazione dell”™intera economia dell”™unione monetaria.